Night Poetry: 20 anni di vita notturna fotografati da Napal

di Clara Amodeo

Chi dice che non si conoscono mai abbastanza le persone, dice il vero. Prendete Napal: è vero, ci conosciamo da relativamente poco, almeno da quando, nell’ottobre 2017, ci incontrammo per la prima volta al Macro di Roma assieme a KayOne, Rendo, Nina e OrghOne e, pochi giorni dopo, alla galleria Stradedarts di Milano, in occasione della sua mostra milanese “Above ground”. Di sicuro da quella volta abbiamo avuto diverse occasioni di scambio, sempre proficuo: fiumi di parole e pensieri, consigli e confessioni, non solo di persona ma anche per messaggio, in video call, per telefono. Eppure, tra la miriade di cose che ci siamo detti e la velocità forzata in cui siamo costretti a muoverci, una cosa, una grande cosa, mi è sempre sfuggita: quella che, solo dopo quattro anni, ho scoperto essere una sua passione da tipo sempre. Pensate dunque il mio stupore quando, in occasione dell’uscita della sua ultima impresa editoriale, ho scoperto che quell’amico un po’ fraterno che risponde al nome di Napal non è solo un writer, non è solo un illustratore, non è solo un estimatore della musica, e non è solo un artista poliedrico. Napal è, sorprendentemente, pure un fotografo.

Un fotografo di lunga data, per altro, che, durante le sue uscite notturne, ha sempre portato con sé una macchina fotografica per immortalare, su pellicola o in digitale, il suo mondo, fatto certamente di graffiti ma anche di concerti, di mangiate, di amici, di spettacolo, di donne e di passione per tutto quello che la notte sa donare a chi, nonostante il buio, lo sa vedere, anche attraverso un obiettivo fotografico. Il risultato di questo suo immenso “lavoro”, durato anni e selezionato nel corso dell’ultimo lockdown, ha dato vita a “Napal Night Poetry”, edito da quella meravigliosa realtà che è Whole Train Press e firmato da Napal. O, meglio, da Marcello Saolini. 

E proprio a Marcello, per questa occasione, ho voluto rivolgere qualche domanda per capire di più su di lui, sul suo mondo e su quello che è contenuto nella sua ultima opera. Per non potere più dire, una volta per tutte, “ah ma non lo sapevo”.

Prima di tutto, complimenti: dall’uscita del tuo ultimo libro, Crash Kid Graffiti Archive (che è stato anche oggetto di una nostra molto seguita live su Facebook), è passato un solo anno!

Cara, non ho tempo di leggere i libri degli altri, devo fare i miei! Scherzo. Per la verità “Napal Night Poetry”, che si è concluso con il lockdown, era un progetto che avevo lì da diverso tempo, ma che ho sempre accantonato per dare la precedenza a quelli su Crash, specie “Crash Kid Graffiti Archive”, perché volevo raccontare la storia di Massimo e permettere a tutti di conoscere il materiale del suo incredibile archivio. Poi, una volta fatto quello, mi sono dedicato al mio progetto personale; e poiché con il lockdown ho avuto molto tempo libero, ho pensato che fosse giunto il momento di ritirare fuori i negativi accumulati negli anni, stamparli, scansionare tutte le foto, fare una cernita per una prima impaginazione e capire se tutto questo avesse un senso. Poi mi sono sentito con Teresa, la quale mi ha chiesto se stessi lavorando a qualcosa: a quel punto le ho fatto vedere il progetto e non ci abbiamo pensato due volte a uscire.

Hai menzionato Teresa e, dunque, Whole Train Press. Il libro, per altro, è dedicato a Domenico: avevi mai parlato con lui di questo tuo progetto?

Glielo avevo accennato: lui mi chiedeva sempre se avevo delle mie foto da mettere al centro di un nuovo progetto editoriale, però poi alla fine ero io il primo a procrastinare a causa di altri impegni, tra i libri, l’illustrazione, i muri, le mostre… insomma, trovare il tempo di chiudere tutto era difficile. Di certo, con quella dedica sento che è come se il libro l’avessi fatto anche con lui: mi è venuto naturale dedicarglielo e sono sicuro di poter parlare anche a nome di Teresa e Lorenzo. Andava fatto.

Napal Night Poetry – 2021

Quando ho sfogliato il tuo libro sono rimasta stupita: forse in maniera un po’ superficiale mi aspettavo un libro di foto esclusivamente dedicate al mondo del Writing (incursioni notturne in yard e lungolinea, bombing in città). Invece sveli un un mondo notturno composito, fatto di musica, locali, viaggi, spettacolo e poi anche Writing.

La copertina, la quarta di copertina e molte foto all’interno sono tutte dedicate al Writing: del resto io nasco come writer e il primo linguaggio che ho assimilato, fin dall’età di 10 anni (quando ho iniziato a dipingere), è stato quello. Solo dopo, con il tempo, mi sono avvicinato ad altre forme di espressione, dall’illustrazione all’arte alla fotografia, al punto che oggi Napal rappresenta non solo il nome di writer ma un mondo in cui posso esprimermi e di cui i graffiti sono una parte, non il tutto. Oggi non mi interessa fare solo graffiti ma, più di tutti, non mi interessa fare libri di foto sui graffiti: trovo che quello che l’editoria (e, in generale, il mondo della comunicazione) propone ai giorni nostri sia un po’ una forzatura della materia, ben lontana dall’immediatezza di Cooper e Chalfant, quando non c’erano immaginari da emulare, quando era tutto più spontaneo. Oggi non c’è immagine o video che inquadri action mascherate nei tunnel o in ferrovia, ma ti svelerò un segreto: ho iniziato a pittare sui treni a 14 anni e ho finito a 41 e in 27 anni di attività non ho mai visto un writer incappucciato in treno! Insomma, un libro come “Napal Night Poetry” vuole forse un po’ smorzare questa caricatura, sfatare certi finti miti che mi/ci hanno un po’ stufato e raccontare che la vita del writer è anche andare a un concerto, mangiare la pizza con gli amici, ascoltare musica, guardare uno spettacolo dal vivo. Non ti nego che mi piacerebbe che il Writing ritrovasse la sua naturelzza, per veicolare di sé un’immagine più immediata, anche se mi rendo conto che i tempi sono cambiati: Futura, Rammellzzee, erano dei visionari mentre oggi siamo in un’era di manierismo, di cliché, dove la ricerca è pressoché azzerata a favore della manifestazione del virtuosismo. E a me tutto questo non interessa, a me appassionava il fatto che questi signori dipingevano in strada illegalmente e allo stesso tempo erano dei visionari, avevano un mondo, non eseguivano dalla mattina alla sera e basta.. sarà per questo che non condivido i miei pezzi sui social, preferisco che ti compri un libro e approfondisci la materia in maniera curiosa senza scrollare uno schermo per ore e poi dimenticarti tutto in un secondo. In fondo l’arte è riflessione, raccoglimento, stacco da tutto e l’artista non è una persona che esegue qualcosa quanto un essere umano che osserva, assimila, è anche vorace da un punto di vista visivo, e da lì prende ispirazione per creare un’armonia, per intraprendere un percorso consapevole e creativo al tempo stesso. E questo è il bello di fare l’artista: oggi, a 45 anni, ho la fortuna di avere una libertà in cui posso fare quel che mi pare. 

Tornando alle foto: so che è una domanda rognosa, ma c’è una foto che, per mille motivi, senti più tua?

Sai, questi sono progetti che faccio con molto cuore, quindi sono legato a tutte le foto pubblicate (che, originariamente, erano anche molte di più). Ci sono foto personali di amici, di donne che amo, ma forse la foto a cui sono più legato è quella a Domenico perché sento che questo libro l’ho fatto anche con lui. E quando ho visto per la prima volta la sua foto nella prova di stampa del libro… beh, un po’ il groppo in gola mi ha preso.

Napal Night Poetry – 2021

Entriamo nel tecnico: con cosa scatti? e qual è la tua tecnica di fotografia?

Questo libro è stato fotografato con tutto, sono curioso di conoscere il risultato che mi può dare qualsiasi cosa che produca immagini. Di certo sono molto legato agli strumenti a pellicola (metà del libro è stato fatto a pellicola con una Nikon FM2, l’altra metà in digitale con Canon e Fujifilm Instax), ma non ho usato un’unica attrezzatura anche perché sono 20 anni di foto. Ti dirò: l’attrezzatura mi interessa poco, a me interessa fotografare le persone e tendo ad avere una strumentazione minimal sia per viaggiare leggero sia per non “spaventare” chi si vede un obiettivo puntato in faccia. Del resto, è sempre un po’ una barriera. 

Sei più interessato alla resa fotografica o al contenuto? E il contenuto deve essere importante per te o per il lettore?

Mi interessa fotografare le persone nelle loro pose naturali, non messe in una posa statica: il fatto è che siamo in un’era in cui la fotografia digitale permette di riprodurre immagini pressoché perfette e io ho il rifiuto da saturazione di questo tipo di prodotto, ecco perché mi piace cercare un gusto un po’ più sporco. Prendi, per esempio, le foto di Robert Capa che immortalano lo Sbarco in Normandia: sono tutte mosse, sfocate, sovraesposte ma hanno una forza che ti porta lì, su quella spiaggia, e a me quello interessa, più che la perfezione in sé, la risposta emotiva. Poi nello scatto e nella scelta delle immagini la soggettività c’è sempre e sono uno di quelli che quando crea un’opera pensa “se emoziona me sono abbastanza convinto che anche a qualcun altro arriverà”. 

Napal Night Poetry – 2021

Che storia racconti nel libro? qual è il suo finale?

Io sono un romantico, tesoro: la poesia va cercata in tutto quello che facciamo. In questo caso l’impostazione del libro è quella di un trip dove la notte può rappresentare molte cose: la notte è il buio, il lockdown, una fase della vita che, tuttavia, finisce con una nota lieta, ossia che nessuna notte è infinita. E a me interessa rappresentare la ciclicità, l’equilibrio tra luci e ombre, bene e male, nella vita quanto nell’arte. 

Adesso tocca pensare al prossimo libro…

Già c’è qualcosa in cantiere, perché io sono matto, ma non dico nulla.

Napal Night Poetry – 2021

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