Viaggio nell’ex Isotta Fraschini: il progetto di Vivaio Saronno

di Clara Amodeo

Entrare in un’area industriale abbandonata non è mai stato così facile. Del resto, l’invito a mettere piede all’ex Isotta Fraschini (un caposaldo dell’industria automobilistica lombarda, 120mila metri quadrati di terreno abbandonato nel mezzo di Saronno) è arrivata a me e a WallsOfMilano direttamente dal proprietario. Il quale, in una fredda giornata di inizio dicembre, ci ha infatti aperto i cancelli del cantiere, ci ha condotti alla scoperta di sale, carroponti, magazzini e depositi e ci ha raccontato il mega progetto di recupero che, assieme a Vivaio Saronno, sta interessando l’area e tutto quello che sta al suo interno. 

Tilf e Blackwan (Foto di WallsOfMilano)

E tra i vari contenuti che insistono nel sito non poteva mancare l’Urban Art: nell’ultimo mese, infatti, l’inseparabile duo composto da Tilf e Blackwan ha realizzato all’ex Isotta Fraschini alcuni interventi che, nel tempo, saranno affiancati da quelli che creeranno anche gli altri artisti invitati per l’occasione. “La prima opera – mi dice Tilf – è stata realizzata ad ottobre, mentre al momento le opere sono una quindicina: disegni che nascono dalla fantasia di ciascun artista, immagini che uniscono l’uomo e la natura, una visione onirica della vita che lascia spazio alla libera interpretazione dall’osservatore”. Il tutto reso possibile dalla totale fiducia tra la proprietà del sito e gli artisti, dal dialogo e dalla messa a disposizione non solo di muri, spazi e accessi ma anche di tempo, materiali e conoscenze per un lavoro libero e autogestito. “Abbiamo apprezzato l’appoggio della proprietà – prosegue Tilf – che ci ha permesso di lavorare con tranquillità all’interno dell’area”. 

Tilf (Foto di WallsOfMilano)

Strano, no? Eppure, a meglio conoscere l’intero progetto di Vivaio Saronno, tutto torna: quello che la nuova proprietà del sito e una grande quantità di professionisti stanno mettendo in piedi non è, infatti, la solita impresa immobiliare (cui Milano e la Lombardia sono molto avvezze) volta a colare cemento e speculare su cose e persone nel mero nome del profitto; quello che dei privati stanno sperimentando a Saronno è, piuttosto, un progetto di recupero di spazi e memoria collettivi, dove parole come “bene comune”, “riappropriazione” e “partecipazione civica” non sono affatto usate a sproposito. 

Tilf (Foto di WallsOfMilano)

“Quella che vogliamo sviluppare – mi racconta la proprietà, durante un’intervista fiume – è un’iniziativa culturale che ha diverse dimensioni. Prima di tutto vogliamo rilanciare l’area, abbandonata definitivamente nel 1990 e sempre percepita come una “ferita” che divide la città, nell’ottica della coesione sociale, per ricucire lo strappo e per ridare ai cittadini qualcosa che spetta loro. Non è un caso che l’enorme parco nato spontaneamente tra le mura della fabbrica sarà al centro di una vera e propria attività di riappropriazione da parte dei cittadini: sul modello di Berlino, vorremmo che fossero i saronnesi stessi ad abbattere i mattoni e a riprendersi il loro spazio, qualora lo volessero”. E a proposito di verde, Vivaio Saronno sta documentando e censendo tutte le piante e tutte le specie animali che in quei 120mila metri quadrati hanno trovato il loro naturale alloggio. 

“Un’attività urbanistica e architetturale – procede la proprietà – che, a fianco dei lavori strutturali, si fa portatrice di una seconda dimensione: quella della memoria. Recuperare la storia di quell’area, attraverso le testimonianze di chi, fino alla fine, ci ha lavorato, o attraverso le foto storiche che ritraggono l’evoluzione dell’area e delle sue funzioni, è la base per pensare al futuro”. Un futuro che è fatto principalmente di nuove funzioni: “All’ex Isotta Fraschini sorgerà un polo museale, un polo universitario e un polo residenziale, quest’ultimo sviluppato recuperando il modello della corte lombarda. 

Tilf (Foto di WallsOfMilano)

Insomma, quello che vogliamo creare è un vero e proprio bene comune a partire dal lavoro di privati. Un processo che non ha eguali in Europa, al punto che stiamo parlando con i costituzionalisti per capire in che modo la Costituzione possa inquadrare e riconoscere quei beni che non coincidono né con la proprietà privata, né con la proprietà dello Stato, ma che esprimono dei diritti inalienabili dei cittadini come spesso sottolineato da Stefano Rodotà. 

Ricostruire un bene comune vuol dire dare corpo a questo racconto a più voci, in particolare con le giovani generazioni che non si sentono “titolate a” o “in grado di” immaginare il futuro o non hanno una grammatica o uno spazio condiviso in cui riconoscersi per poi costruirlo”.

Blackwan (Foto di WallsOfMilano)

E così si spiega l’interesse anche per l’Urban Art. Che, come abbiamo accennato, si sta sviluppando in maniera assolutamente spontanea e per nulla “pilotata”, ma sulla quale, in un futuro non troppo lontano, bisognerà di certo fare diverse riflessioni: quanti altri artisti entreranno? Quale sarà il futuro delle loro opere? Bisognerà salvare dalle demolizioni i muri su cui insistono le opere o lasciare entrambi all’inevitabilità del loro destino? Bisognerà prevedere un percorso di musealizzazione o lasciare che quest’ultimo passi per una testimonianza fotografica “privata”, fatta dagli artisti stessi e dai fotografi che passeranno nel sito prima delle demolizioni?

Tilf (Foto di WallsOfMilano)

“Al momento – mi fa notare Tilf – non è possibile fare progetti, visto che i lavori sono fermi per via dei carotaggi. Quando i lavori e la pandemia lo permetteranno attiveremo i nostri contatti, invitando altri artisti, d’accordo con il Vivaio, a lasciare il loro contributo nell’area. Di certo, prima di iniziare a disegnare, sapevamo, come spesso accade, che i disegni sarebbero stati distrutti: quando fai un disegno su un muro gli può succedere di tutto. In molti casi vengono distrutti per la realizzazione dei progetti, ma in alcuni la proprietà ha deciso di tenerli e valorizzarli come memoria storia del luogo”. 

Blackwan (Foto di WallsOfMilano)

Qualunque sia la strada che si vorrà percorrere, una cosa è certa: tutto il team di Vivaio Saronno vuole parlarne con i diretti interessati, ossia gli artisti. Un atteggiamento da pochi, che dimostra sensibilità alla cosa pubblica oltre che all’arte e che renderà il progetto dell’ex Isotta Fraschini un modello a cui guardare con interesse negli anni a venire.

Blackwan (Foto di WallsOfMilano)

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