Viaggio a Madrid, tra i quartieri di Malasaña, Lavapiés e Tetuàn

di Clara

Altro giro, altro regalo. Questa volta, però, la destinazione, più latina (e affine alla mia indole) ha portato due terzi del team di Another Scratch In The Wall, me e Lorenzo, nella capitale iberica, Madrid. La città che per un’intera decade della mia vita ha avuto un solo nome, Ska-P, ma che oggi, a 15 anni di distanza, so e capisco essere una città artisticamente ricchissima, per la sua scena street corredata di festival, gallerie, esposizioni ed eventi.

Anche per questo, e per un tratto insieme a un amico artista conosciuto in terra milanese, Lio, abbiamo deciso di buttarci, in compagnia ma anche autonomamente, alla scoperta dei quartieri più ricchi di tutto quel mare magnum che è l’arte pubblica.

Iniziamo dunque da Malasaña, quella che Lorenzo e io abbiamo facilmente paragonato al quartiere Isola di Milano. Qui, da tre anni a questa parte, si tiene Pinta Malasaña, quella che gli organizzatori definiscono una “maratona di creazione culturale” gratuita e libera che, con oltre 300 interventi artistici e il lavoro di migliaia di persone, ha trasformato le strade del centro di Madrid, usando come supporto privilegiato degli artisti le saracinesche dei più disparati negozi (tutti molto hipster). Girare il festival non è stato difficile, grazie alla comoda cartina consultabile direttamente sul sito.

Da qui ci siamo spostati nella Plaza Dos de Mayo, uno dei quartieri più multiculturali di Madrid e pieno di opere d’arte che parlano dei problemi sociali che affliggono la zona. Non è un caso che quella di San Bernardo ospiti la comunità locale Solar Antonio Grilo, attivissima nel ripensare l’arredo urbano, proprio come ha fatto il progetto “Pasaje de los cubos” a Plaza España, che con la street art è stata in grado di cambiare letteralmente il paesaggio locale.

Per gli amanti delle gallerie, invece, consigliamo molto la Fiambrera, con un sacco di opere sia in esposizione sia in vendita, un sacco di libri e un sacco di merchandising che ci piace sempre tanto.

Il giro, poi, prosegue in quartiere non troppo distante: quello di Lavapiès. Questa volta, però, ho sollevato il consorte socio dal gravoso impegno e mi sono fiondata autonomamente in un walking tour con i ragazzi di CoolTourSpain: la nostra guida, Gerardo, è stata in grado di portare egregiamente un gruppo cospicuo di persone in giro per Madrid per quasi tre ore (felice di avere scoperto che anche noi, come loro, ci occupiamo di street art, tour e workshop a tema nella città di Milano).

In questo secondo caso, dunque, la visita è iniziata al Teatro Valle Inclán, alla fermata della metro Lavapiés: prima tappa, il festival C.A.L.L.E. Lavapiés, simile, nella forma e nel contenuto, a Pinta Malasaña. Da lì a poco ci siamo spostati a Esta es una Plaza, uno dei più bei giardini urbani della città di Madrid che si trova in Calle Doctor Fourquet e che ospita al suo interno, oltre ad aree gioco per i bambini, zone relax fai da te e micro orti, due illustri ospiti: un murale di Blu e uno di Roa. Fuori, invece, le mura del giardino sono state decorate dalla “vecchia scuola” locale nella figura di Zeta 1970, che ha optato per una scelta iconografica site specific (quella dei piedi) per raccontare la storia multietnica del quartiere.

E se, per stessa ammissione di Gerardo, Esta es una Plaza è uno dei luoghi preferiti dei partecipanti al tour, il mio luogo preferito è stato quello della Tabacalera, un’ex fabbrica di tabacco occupata e recante il progetto Muros Tabacalera. In generale, questo edificio abbandonato è considerato la mecca dei graffiti a Madrid: centinaia di artisti di fama internazionale ne hanno decorato le pareti interne, mentre quelle esterne sono dal 2014 la tela di Muros Tabacalera, un progetto che recupera le pareti del perimetro esterno del cortile dell’edificio trasformandole in spazi artistici urbani per il divertimento di tutti i cittadini.

Dopo il successo delle prime due edizioni, a maggio 2014 e giugno 2016, nel 2019 25 nuovi artisti hanno dato nuova vita alle pareti delle rotonde Ambassador e Miguel Servet e Mesón de Paredes (Madrid). La terza edizione di Muros Tabacalera si è svolta dal 18 al 26 giugno 2019: in questa occasione, il tema di tutti gli interventi è stato la causalità.

E poi ancora i muri di Embajadores interessati da Urvanity, un breve pit stop al Parque del Casino de la Reina per smanacciare con bombolette e stencil, librerie (Ciudadano Grant) e store musicali (ReVolt), fino ad arrivare a La Canica, una banca del tempo spagnola costruita, udite udite, in una banca occupata.

Lo spot di questo progetto, per altro, dà su una via in cui si affacca un murale a quattro mani, realizzato da Okuda e Bordalo, mentre dall’altra parte della via fa bella mostra di sé un throw up della 1UP. E che dire dell’opera dell’artista El Rey de la Ruina? Il simbolo di Lavapiès è un inno alla femminilità, alla Rosa Luxemburg morta sostenendo un ideale, quello del socialismo rivoluzionario.

Il tour si chiude a El Campo de Cebada, alla metro La Latina, dove è possibile dare un occhio al progetto del Mercato La Cebada, l’esatto opposto del più patinato (e mainstream) Mercado San Miguel.

Ultima ma non meno importante tappa di questa trasferta madrilena è quella che ho fatto dall’amico e artista Lio nel quartiere di Tetuàn: dopo aver visto il suo studio, Lio mi ha mostrato due opere della zona, quella, mastodontica (e anche d’antan), di Borondo e quella, partecipata, di Dingo Perro Mudo.


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