Jorit arrestato a Betlemme: cosa ha fatto arrabbiare Israele?

di anotherscratchinthewall

“We are in arrest in betlemme from israeli army. Who can help us please do it”. Con queste parole, e con una foto che ritrae una bottiglia d’acqua, una valigia, una camionetta dell’esercito israeliano e un militare in divisa, Jorit ha lanciato il suo personale appello dopo essere stato arrestato, due giorni fa, durante alcuni suoi interventi sul muro che divide la Cisgiordania da Israele.

Pur ancora in stato di fermo, pare però che la famiglia di Jorit sia in contatto con l’ambasciata (il Consolato generale a Gerusalemme e l’ambasciata a Tel Aviv, in stretto raccordo con la Farnesina in una nota hanno anche dichiarato di seguire “con la massima attenzione il caso dei due italiani fermati a Betlemme, ai quali stanno fin d’ora prestando ogni possibile assistenza, in contatto con le autorità locali e le famiglie”) e che assieme stiano organizzando il rimpatrio.
Ci vuole ben poco, ma cos’è successo che ha fatto andare Israele su tutte le furie? Secondo la maggior parte dei media italiani, Jorit sarebbe stato arrestato per il soggetto che stava ritraendo: si tratta di Ahed Tamimi, l’attivista palestinese di 17 anni, in carcere per aver schiaffeggiato due soldati dell’Idf (Israel defense Forces) e rilasciata proprio oggi.
C’è però un dettaglio che non torna: nel video che ritrae il momento esatto in cui Jorit viene arrestato assieme a un altro italiano, si vede un secondo murale, appena iniziato, che potrebbe essere stato il vero pomo della discordia.

Watch the moment when Israeli forces detained the #Italian activists who were painting a mural of Ahed al-Tamimi on the apartheid wall north of Bethlehem.

Publicerat av Mohammed M. Salma Lördag 28 juli 2018

Di sicuro, al momento, ci sono solo le parole che Inward, osservatorio sulla creativita’ urbana che da tempo collabora con Jorit, ha scritto sul suo profilo Facebook: ”Ieri la polizia di frontiera israeliana ha fermato e poi prelevato Jorit ed altri due artisti a pochi passi dal “muro della vergogna”, dove l’artista napoletano aveva terminato il ritratto dedicato alla giovane attivista palestinese Ahed Tamimi per cominciare un secondo intervento rimasto incompiuto. Attualmente la Farnesina sta trattando il rilascio degli artisti. In tantissimi ci state scrivendo, chiamando e state manifestando solidarietà verso l’accaduto. Speriamo di ricevere molto presto buone notizie sul rimpatrio”.
In un’intervista rilasciata alla pagina partenopea di Repubblica, Jorit aveva dichiarato, proprio nei primi giorni della sua permanenza in Cisgiordania: ”Sono sempre stato attivo su questo fronte, provo a sostenere una lotta che ritengo giusta con quello che so fare: la street art. E’ nato tutto in poco tempo. Una settimana fa sono riuscito ad arrivare a Betlemme, volevo portare questa ragazza all’attenzione dell’opinione pubblica”. E ancora: ”Avevo iniziato a disegnare il volto della giovane attivista palestinese vicino al gate, dove c’è il varco nel muro di separazione israeliano, ma i soldati ci hanno visto dalla torretta, sono usciti con i mitra e ci hanno inseguito. Siamo scappati e abbiamo ricominciato il murale in un luogo meno sorvegliato. Qui non dovremmo avere problemi”.

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Khalid Valisi 2 Agosto 2018 - 08:44

Se vuoi sono appassionato sia di Medio Oriente che di Graffiti, posso consigliarti Mosa One in Italia, è un mio amico, un writer egiziano nato e cresciuto a Roma.

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anotherscratchinthewall 2 Agosto 2018 - 22:29

Ciao Khalid, grazie mille della dritta! Lo conosco e lo seguo, appena ci sarà l’occasione di certo lo intervisterò.

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