Urban Creativity Conference: cosa significa studiare la Street Art?

di anotherscratchinthewall

Si è appena conclusa a Lisbona la Urban Creativity Conference 2018 (dal 5 al 7 luglio scorsi), levento accademico che per il quinto anno consecutivo ha radunato i ricercatori di tutta Europa per confrontarsi su tematiche legate al mondo dei Graffiti e della Street Art. Tre giorni intensissimi ospitati dalla Facoltà di Belle Arti e da quello che sarà il Museo MARCC, Museo dedicato allArte Urbana, che accoglierà la collezione di opere appartenenti a Vhils, e una serie di mostre temporanee di artisti portoghesi ed internazionali. Lisbona si riconferma così una delle città cardine per lo sviluppo e la diffusione di tutte quelle pratiche artistiche che trovano nella strada il loro luogo di espressione.

Il tema centrale della conferenza di questanno è stato Tactic e Resilience, una panoramica di pratiche con un focus specifico sulla temporalità del gesto artistico e sulla durata degli interventi, ma anche sulla storia delle espressioni murali. Molti sono stati gli approcci, dallestetica alla semiotica, dalla storiografia alliconografia, fino agli aspetti più sociologici e politici. Parlare di Street Art, infatti, apre ad una serie di riflessioni e di approcci quasi infiniti e la ricerca accademica in tale ambito è talmente giovane da dimostrare ancora tutta una serie di mancanze, sebbene si confermi estremamente virtuosa negli intenti.

Qualche riflessione

Per prima cosa vorrei segnalare una problematica legata alla nomenclatura. La maggior parte dei ricercatori ha iniziato il proprio intervento spiegando la propria modalità di utilizzo delle diverse definizioni, circoscrivendo quindi i significati delle parole utilizzate (come ad esempio Graffiti, Post-Graffiti, Street Art, Urban Art) alla propria specifica definizione circostanziata alla ricerca che stava presentando. Questo atteggiamento denota, dal mio punto di vista, la mancanza di un linguaggio comune che invece ritengo sia la base di una ricerca proficua rivolta al futuro della materia.

Lassenza di definizioni condivise è fonte di confusione e incomprensioni; diventa impossibile, infatti, poter questionare le singole caratteristiche delloggetto di osservazione senza prima giungere ad ununivoca e condivisa definizione e differenziazione. Non tutte le pratiche che trovano luogo nello spazio pubblico possono essere assimilate le une alle altre e, anzi, è mia opinione che solo evidenziando le peculiarità di ogni specifica espressione sia possibile analizzarla con metodo e comprenderla nella sua essenza. Il linguaggio nasce come standardizzazione ideologica volta a permettere la comunicazione ed è quindi prima di tutto necessario chiarificare e codificare un linguaggio condiviso per poter successivamente dirigere la ricerca verso una comprensione più profonda.

Nonostante tali problematiche è tuttavia di grande sollievo vedere come le Università stiano promuovendo e sostenendo ricerche accademiche legate alla Street Art e ai Graffiti, dando una legittimità ad espressioni vittime di stereotipi che vengono generalmente liquidate come semplice vandalismo e osteggiate dalla comunità, o ad altre spesso utilizzate in maniera speculativa quando non meramente decorativa.

Tra gli interventi maggiormente ispiratori vorrei segnalare la ricerca di Susan Hansen Tactics and Resilience in creative responses to hate speech, un dettagliato excursus riguardo la campagna per i matrimoni omosessuali in Australia. La ricercatrice ha analizzato come nel periodo precedente il referendum i muri della città fossero diventati un vero e proprio campo di battaglia in cui le due fazioni si fronteggiavano con crescente furore, fondendo linguaggio pubblicitario, espressioni artistiche e graffiti. Particolarmente originale si è dimostrata anche la ricerca di Erik Hannerz intitolata Graffiti and the movement through the city”: il ricercatore ha infatti seguito i writer nei loro spostamenti in città, creando una mappa virtuale che disegna una specifica e parallela urbanistica legata alla subcultura dei Graffiti e praticata solo dagli interni al movimento.


Segnalo infine l
intervento del filosofo dellarte Andrea Baldini Impermanence, Temporality and Ontology: Street Art as Performance”, in cui lautore ha spostato lattenzione dallopera finale allatto della creazione, assimilando Graffiti e Street Art a pratiche artistiche di tipo performativo.

In conclusione

Questi tre giorni hanno evidenziato lesistenza di una piccola ma attiva comunità accademica internazionale che sta lavorando strenuamente per giungere ad una reale comprensione delle pratiche artistiche nello spazio urbano. La multidisciplinarietà che lo caratterizza rende tale campo estremamente ricco di possibilità di analisi e allo stesso tempo estremamente complesso. Tale complessità e lo stadio, possiamo dire, embrionale in cui la ricerca si trova attualmente, rendono molto difficile stilare un bilancio generale, tuttavia ritengo che già solo lesistenza di un momento di confronto come la conferenza di Lisbona sia un segnale fortemente positivo per larte urbana e per i suoi promotori. Nellattesa che anche Università e Accademie italiane prendano maggiormente sul serio questo campo di indagine, vi lascio con il motto poco serio di un gruppo di ricercatori svedesi, perché anche gli stereotipi Accademici vanno rimessi in discussione, soprattutto quando si affrontano tematiche nuove e border line come Graffiti e Street Art, e quindi per voi coraggiosi che siete arrivati al termine di questo articolo: Research and Destroy!

Raffaella Carillo

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L’Upfest di Bristol: il calderone europeo dell’arte urbana – Another Scratch In The Wall 3 Agosto 2018 - 09:34

[…] Art” e come esso viene utilizzato in maniera “larga” dagli organizzatori dell’evento. Come ha sottolineato anche Raffaella Carillo in uno degli ultimi post, la questione è ancora aperta e, all’ultima conferenza di Lisbona del SAUC Journal alla quale […]

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